Osservatorio scuola

Giuseppe Adernò

A scuola si entra per ricorso

A scuola si entra per ricorso

Cambiare le lettere di una parola e modificarne il significato non è soltanto un gioco, ma oggi è una realtà pesante . Si diceva una volta: “A scuola si entra per concorso” oggi la dizione vigente va corretta nella formula in adozione: “A scuola si entra per ricorso”, ha il medesimo effetto sonoro, ma la sostanza e la forma cambiano parecchio.

La mancanza di regole certe e ben definite, nonostante i regolamenti  e le complesse burocrazie  da seguire, crea disordine, confusione e favoriscono gli avvocati ad accendere per ogni errore un ricorso che produce ammissione con riserva, ulteriori contenzioso e quindi dopo la lungaggine di udienze e sentenze si arriva alla soluzione positiva, creando malessere e sconforto in coloro che hanno operato correttamente ed hanno rispettato il regolamento degli esami.

Il concorso per dirigente pensato difficile e articolato in sette prove, quasi sette camicie da sudare , è stato semplificato e ridotto, ma ha creato ulteriormente confusione, sconforto , indignazione per quel fumus di messa in discussione della certezza del diritto che trapela dalle ‘creative’ decisioni dei magistrati amministrativi e tutto ciò diffonde disagi, contraddizioni e delusioni.

Oggi nei tribunali amministrativi si constata che  il fumus boni iuris  non lo si nega a nessuno (soprattutto se i legali dei ricorrenti sono  ben attrezzati e foraggiati). Alcuni concorrenti sembrano quasi soddisfatti di pescare nel torbido e aggiungere confusione su confusione auspicando che il “mal comune” o l’errore accaduto, diventi “mezzo gaudio”

Leggendo le molteplici esternazioni o sfoghi al termine della  prova scritta del concorso per  dirigente,  che era nato come “concorso di ammissione al Corso di formazione per dirigenti”, si conviene nella comune idea che non è la capacità mnemonica di immagazzinare quattro  mila domande che rende bravo un dirigente, né tanto meno la velocità di rispondere ai quesiti in 150 minuti.

Le qualità psicologiche, di relazione, di leadership, la sensibilità e la dimensione educativa, le motivazioni e gli ideali di una scuola di qualità, come potranno essere manifestate e messe in luce?

Lo studio e la preparazione diligente di tanti concorrenti sono stati mortificati dalla formulazione di quesiti stringati  ai quali  sono stati costretti a rispondere in maniera frettolosa.

Il fattore tempo è stato determinante per tutti i concorrenti e per molti si è spento il monitor senza rendersi conto che il tempo era scaduto e senza avere la possibilità di salvare quanto scritto.

Alcuni candidati, come si legge in un comunicato dell’ANP, hanno segnalato il malfunzionamento delle tastiere dei PC utilizzati. In alcuni casi hanno dovuto digitare più volte il testo dell’elaborato o hanno dovuto richiedere la sostituzione delle tastiere stesse poiché qualche tasto risultava bloccato. Talvolta, non è stato possibile procedere alla scrittura per un certo periodo di tempo e fino al ripristino delle funzioni del software.

All’amarezza e delusione dopo tanto studio, non tanto per  i quesiti, quanto per il tempo a disposizione , per la lunghezza dei testi in lingua che rendevano difficile la compilazione delle risposte, tenendo conto che solo la lettura del testo richiedeva più tempo di quanto previsto a disposizione per ciascun quesito,  si aggiunge il caos delle ammissioni con riserva, le prove suppletive per alcune regioni, la discriminazione delle sedi di esame e la mancata verifica dell’efficienza di alcuni laboratori di informatica, sede di esame, dove i computer non hanno funzionato in maniera adeguata.

L’ammissione con riserva dei candidati ricorrenti, oltre a portare scompiglio e pregiudizio,  come si legge su TuttoscuolaNEWS:, prepara una seconda condizione che rafforza la messa in discussione delle regole: il trasformarsi dell’ammissione con riserva in garanzia di un diritto di fatto.

I tempi non brevi della giustizia portano spesso alle sentenze di merito quando le procedure concorsuali si sono ormai concluse  e si aprono i cancelli delle sanatorie delle situazioni di fatto che vedono il mondo politico particolarmente sensibile.

Nell’assalto alla certezza del diritto e al rispetto delle regole, si intravede il segreto nascosto nel   cavallo di Troia  per abbattere le mura della biblica Gerico della giustizia.

Vincitori sicuri di tutti i ricorsi sono gli studi legali e i sindacati patrocinanti, mentre rimane profondamente sconfitta la certezza del diritto, che vacilla sotto i colpi degli ingarbugliati cavilli, che “trittano e galippano”.

Giuseppe Adernò

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Giuseppe Adernò

Giornalista pubblicista dal 1978 e preside da settembre in pensione, sono direttore del sito AETNANET e presidente dell’UCIIM (Unione Cattolica degli Insegnanti) e dell’UCSI (Unione cattolica stampa Italiana). Collaboro con diverse riviste del settore scuola (Tecnica della Scuola, Scuola e Didattica, La Scuola e l’Uomo ) e periodici anche on line ( Zenit, La Letterina ASASI e Pavone Risorse) anche come “direttore responsabile” de “Il filo diretto” e di “Equinotes”.

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