Osservatorio scuola

Giuseppe Adernò

Scuola, la ricerca di coerenza fra l’esame di Maturità ed il percorso scolastico

09102014100529_sm_9262

Il ministro dell’istruzione Stefania Giannini ha ripreso nei giorni scorsi il tema della composizione delle commissioni per l’esame di maturità, avvalorando l’ipotesi che la questione possa essere ripresa nel contesto dalla Legge di stabilità 2014. L’economia e le leggi finanziarie, infatti, prevalgono sulla didattica e dettano legge su tutto, senza guardare in faccia nessuno.

Sono in tanti che, a seguito delle annunciate modifiche della composizione delle commissioni, propongono che siano aboliti gli esami e con essi il valore legale del titolo di studio.

Resta di fatto che il rito formale dell’esame di Stato non potrà essere eliminato, perché la Costituzione lo prevede a conclusione di ciascun ciclo scolastico. Considerato che anche l’esame di licenza media, che è un esame di Stato, si svolge con commissari tutti interni, e nessuno ne ha mai contestato la legittimità costituzionale, la proposta del risparmio sui costi dei commissari esterni appare “indolore” e “legittima”.

L’esame di maturità in Italia oggi – ha detto il Ministro – è un esame che sintetizza un ciclo di studi degli studenti. (…) Cerchiamo coerenza e coesione fra l’esame e il percorso scolastico‘.

Appare, quindi, coerente l’idea di trasformare l’esame di maturità in una specie di scrutinio di fine ciclo, con i docenti del corso, presieduto da un presidente esterno.

Inoltre, pare che sia l’orientamento dello stesso Ministro, eliminare i test di ammissione all’università, sganciandoli dal voto di maturità che attualmente ha un peso nella graduatoria finale. In questo modo, sostiene anche Tuttoscuola, si distinguerebbero meglio le reciproche responsabilità: quella del sistema scolastico nel formare e valutare i propri alunni e quella dell’università nello scegliere, formare e valutare i propri studenti.

A questo punto, secondo molti, non sembra opportuno nemmeno l’inserire la prova Invalsi negli esami di maturità, evitando l’errore registrato con gli esami di scuola media, dove l’esito della prova Invalsi d’italiano-matematica ‘fa media’ e vale quanto il voto di ammissione, che si riferisce ai risultati raggiunti dall’alunno nel corso del triennio.

Dare importanza e valenza alle prove Invalsi, sganciate dalle prove di esami e svolte in periodi intermedi e non finali dell’anno scolastico, potrebbe essere una soluzione ottimale per assicurare una serena valutazione del sistema scolastico nella sua globalità e nelle tappe intermedie.

Si salvano così “capre e cavoli” senza generare confusione.

 

Giuseppe Adernò

9 ottobre 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Tags
Commenti
  • Giulia Ross

    Grazie di cuore a Marianna e Liber per questa bellissima recensione! <3

Mostra più commenti

Giuseppe Adernò

Giornalista pubblicista dal 1978 e preside da settembre in pensione, sono direttore del sito AETNANET e presidente dell’UCIIM (Unione Cattolica degli Insegnanti) e dell’UCSI (Unione cattolica stampa Italiana). Collaboro con diverse riviste del settore scuola (Tecnica della Scuola, Scuola e Didattica, La Scuola e l’Uomo ) e periodici anche on line ( Zenit, La Letterina ASASI e Pavone Risorse) anche come “direttore responsabile” de “Il filo diretto” e di “Equinotes”.

Utenti online